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008 LI
IL
GIURAMENTO
Jìlekìrr attinta in tre 3iti
■r ucce. \xx\ in
i
I
MUSIC UBRARy
UNC-CHAPEl. HILL
omento
._fj.anfreclo5 Conte di Siracusa 9 amò 9 ed ot¬
tenne in isposa Bianca ? figlia di Ruggiero $
Barone di Catania . Ella obbedì cd comando
paterno ; ma in segreto ella amava un gio¬
vine Cavaliere straniero , che di lei non co¬
nosceva che il nome i e al quale *> dovendo
repente seguire lo sposo a Siracusa, non potè
dire nemmeno un addio . Virtuosa*, rassegna¬
ta ella s offeriva V indifferenza *, l'orgoglio *,
la gelosia del capriccioso consorte 5 e si con¬
fortava colle rimembranze del tetto paterno
e del primo e innocente amor suo . Brunoro9
segretario e favorito di Manfredo., osò alzarsi
fino a lei, amarla , chiederle amore . Bianca
10 respinse , minacciò ; e Br unor o 9 fremente
allontanassi per alcun tempo .
Corso era un lustro: una ricca*, avvenente
Dama di Francia soffermava in Siracusa .
11 di lei pedazzo era convegno della più co¬
spicua e gedante gioventù: feste 5 conviti 9
danze vi si succedevano . Elaisa, era ! amore
& 4 «S
di tutti , e Manfredo /fera più eli altri inva¬
ghito , e in tutto a lei s’affidava. Ella per¬
correva la Sicilia onde scoprire una giovine
figlia di Capitano Aragonese , che ci di lei
prieght e pianti uvea ottenuto dal padre la
vita di quello di lei , che combattea per V An¬
gioino. Nel nobile entusiasmo di sua rico¬
noscenza, Elaisa ave a giurato in suo cuore
alla giovine fede e guiderdone , e donato
uri effigie, sacra in memoria, e per ricono¬
scersi a un tempo. Né di lei viaggi, Elaisa ,
su gli Appennini , assalita dei Fuorusciti ,
venne salvata da Vi scardo, profugo, unico
superstite della proscritta famiglia de’ Duchi
di Benevento : ella lo amò ardentemente .
Viscardo era triste di non poter corrispon¬
dere al vivo a ffetto di Elaisa, che, per sot¬
trailo alle insidie de’ nemici, a ’ sospetti di
.Manfredo di lei fratello, morto credere lo face¬
va . Un primo amore, infelice, insuper edule,
sempre caro , si celava nel cuor di Viscardo.
Ei baciava appunto un ritratto cieli’ adorata
sua donna in un viale remoto, allorché Bru¬
ii oro, che militato aveva sotto il Duca di
Benevento, lo sorprese, e riconobbe Bianca
in quel ritratto, e l’oggetto dell’ amor di
Viscardo. Meditò allora il perfido sua ven¬
detta su Bianca.
A tal epoca comincia T 'azione. / incoiato
& 5 ^
di Yiscardo con Bianca^ il Juror df’Elaisa., gui¬
data da Brunoro5 che li sorprende , lo sco¬
primento dell*1 effigie, la riconoscenza, la ge¬
nerosità, la fede al giuramento d Elaisa, i
di lei virtuosi sforzi onde salvar Bianca
dalla Morte destinatale da Manfredo., che in¬
fedele la crede per un foglio intercetto da
Brunoro? F eccesso d canore e di fede di cui
vittima soccombe, formano gli episodj .
L argomento è tratto da un Dramma
francese di Yittore Hugo., intitolato Angelo,
I cangiamenti di località, di nomi, di qual¬
che carattere e situazione , si rendevano
necessarj . La sollecitudine colla quale si
dovette conformarlo pel Teatro musicale ot¬
tenga venia alle parole .
'■ S W Hill
Z.
■
,
.
*
PERSONAGGI
ATTORI
MANFREDO, Conte di Si¬
racusa.
BIANCA di lui consorte.
I
ELAISA, Dama Straniera.
VIS CARDO di Benevento.
BRUNORO, Segretario del
Conte.
ISAURA, Dama di Bianca.
Vincenzo Neghine
Clementina Tommasi.
Demeric Alexandre.
Gio: batta. Genero.
Lorenzo Lombardi
Felicita Grandis.
CORI
Gentiluomini - Cavalieri armati - Dignitarj
Dame - Damigelle
Artieri - Popolani Pescatori - Popolo.
COMPARSE
Cavalieri, Guardie, Scudieri e Domestici di Manfredo.
Un Maggiordomo, Paggi e Damigelle d.’ Elaisa.
L'azione è in Siracusa nel Secolo X IL*.
Parole di Gaetano Rossi.
Musica del Maestro Sig. Saverio Mercadante.
Il virgolato si ommette.
Le Scene tanto dell’opera quanto de’ balli sono
d’ invenzione ed esecuzione
del Sig. Pietro Venie r.
Distruttore e Direttore dei Cori Sig. Gioachino Grazi ani.
Rammentatore Sig. Giovanni da-Pace.
Il Vestiario del tutto nuovo del Sig. Pietro Rovaglia e
Compagno, fornitori dei R.R. Teatri di Milano e di Vienna.
Attrezzista Sig. Pietro Gallina.
Macchinista ed Illuminatore Sig. Lorenzo Palazzina.
Maestro alle Ripetizioni ed Arpa
Sig. Melchiorre Balbi.
Primo Violino e Direttore r/7 Orchestra Sig. Nicolò
Maccari Spada.
Primi Violoncelli Sig. Bernardo Zaccagna, e Gia¬
como Barin.
Primo Violino de Secondi Sig. Antonio Brozolo.
Primo Contrabasso pei Balli Sig. Ernesto Schivi.
Pì ' ima Vi loia Sig. Antonio Bocconi.
Primo Contrabasso al Cembalo Sig. Angelo Maccati.
Primo Oboe e Corno Inglese Sig. Luigi Fighi.
Primo Plauto ed Ottavino Sig. Giuseppe De - Bauli.
Primo Clarino Sig. Giuseppe Yalier.
Pruno Fagotto Sig. Antonio Yalier.
Pruno Violino de' Balli Sig. Alessandro Ghislanzoni.
Primo Corno Sig. Sancassan.
Prima Tromba Sig. Pietro Yigani.
Pruno i rombane Sig. Eugenio Pizzoloti.
Timpanista Sig. Carlo Rossi.
ATTO PRIMO
SCENA PRIMA.
GIARDINI ILLUMINATI.
Palazzo d’ Elaisa, a sinistra, con scalinata. L’atrio e i
superiori appartamenti si scorgono disposti a festa
notturna. Viali alla destra. Lavanti della scena pre¬
senta un padiglione. Nel fondo spiaggia del mare.
Musica di danza dal palazzo. Barche alla spiag¬
gia. Gentiluomini, Dame e Maschere che s’ ag¬
girano: poi Viscardo, indi Manfredo e Brunoro.
Goro Odi: ogni intorno echeggiano
Suoni giulivi e canti.
Vedi sparir, succedersi ( verso il palazzo
Festevoli danzanti.
Qui di piacer, eli gioja
Tutto è sorriso, ardor.
Tra vaghi incanti è cpiesta
La reggia dell’ Amor.
Ad Elaisa onori
Regina della festa,
E Dea di tutti i cor’ ...
Ad Elaisa onori ( si disperdono
1
?©» io
Vis. La Dea di tutti i cor’! (sospirando alle ultime
Ed ella il mio sol brama ! parole del Coro )
E, fido a un primo ardor,
Il mio non Faina.
Bella, adorata incognita, (con trasporto
A me chi ti rapì?
1J tuo Viscardo, misero!
Te cerca da quel dì.
Trovarti... rivederti
Un solo istante ancora.
Udir, io t’amo... dirtelo!
E morrò lieto allora.
Privo di te, più vivere
Non posso ornai così, (s\ interna pei viali
Voci Elaisa ! Elaisa!.. (dal palazzo e da viali arrivano
Gentiluomini e Dame
Ov’ è? sì cerca... sparve.
Forse aggirarsi gode
Sotto ignota divisa.
Ecco Manfredo.
Man. (osservando intorno) E neppur qui Elaisa!
Senza di lei che l’animava, or muta
Langue la festa. Più non brilla un core.
Sparirono con lei piaceri e amore.
Coro Forse amor la bella arresta
Con feli ce adorator.
Man. (Fier sospetto, ohimè! si desta
Nel geloso ardente cor.
A lei tutti io già sacrai
I più dolci affetti miei :
Tutti volti sono a lei
I miei voti, i miei sospirò
Tutto mio quel cor vorrei...
Per me solo... ed un rivale
Ora forse?... Idea fatale!...
Io rivai potrei soffrir!...
Elaisa me tradir!
Ah! no, no. Si reo sospetto
E un oltraggio al suo candor.
Mercè cara a tanto affetto
Spero alfin dal suo bel cor.)
Coro Vien, Regina della festa... (scorgendo Eia.
Bella Dea di tutti i cor’!... (tutti le vanno
incontro
SCENA IL
Elaisa con Damigelle dai viali. Nel distesse momento
Viscardo (lilla guarda Vis. con tenerezza che re¬
prime, poi si volge a Man.)
Ela. Oli mio... germani. .. (Che palpito!)
Man. (E quale ardori Che sguai do! (osservando
Bru. (Chi vedo mai! Viscardo!) (fissando Vis.
Ela. Manfredo!... (porgendogli la mano di' ei bacia
Vis. (in contrasto) (E in tante pene!...)
Elaisa!...
Ela. ( Mio Bene! ) (con trasporto a Vis.
(so m m essa m en te.
Ela.Vis.M an.( Vicino a chi s’aclora
Dover frenarsi ognora!
E non poter esprimere
Desiri, affetti, ardori
Non v’è non v’è più bai baro
Tormento nell’amor.)
Bru. ( E giunta, spero, fora
Che sospirai sinora.
Celar le angoscie, il fremito
Di mio spregiato ardori...
Non v’ è, non v’ è più barbaro
Tormento per un cor.)
Coro ( Egli Elaisa adora : ( osservando Man.
E dee frenarsi ognora!...
Non v’è, non v’è più barbaro
(marcato
Tormento nell’amor.)
Man. Yoi spariste Elaisa!...
Ela. Un raggio di speranza
Una gentil sembianza...
M’ illusero su oggetto
Diletto a questo cor.
Yis. (colpito) (Che ascolto!
Man. (con espressione ironica) E questo
Oggetto sì diletto al vostro core?...
Ela. È una donna. ( con affezione
Yis.Man.Bru. Che dite? ( sorpresi
Ela. Cui deggio un padre... e cerco ognora. Udite :
Di superbo vincitore
Elaisa a piè gemea,
E la vita gli chiedea,
Fra i sospir, del genitor.
Del ber Duce a giovin figlia
Sulle ciglia trasse il pianto.
Pregò il padre, il baciò tanto
Che la grazia le accordò.
A quell’ angelo Elaisa
La mercede in cor giurò.
Tutti
Che bell’anima Elaisa
Giovinetta pur mostrò.
Ela. Sacra effigie protettrice
Elaisa in sen portava,
E in memoria la donava
Alla sua consolatrice...
Il suo nome v’ incideva:
Sii felice, le diceva...
Questa effigie ti protegga:
Forse un dì ti rivedrò.
Ma quell’angelo Elaisa
Da d ue lustri invan cercò.
Tutti Ed un angelo, Elaisa,
Siracusa in te trovò.
i3 €1|
Coro Or la danza si riprenda.
Gioja tutti i cor’raccenda.
Elaisa si festeggi :
Quel bel nome all’ aure echeggi:
E fra palpito soave
Trovi un eco in ogni cor.
Elaisa!... Gioja!... Amor!
Ela.\is. Man. Deportali Nume in terra,
Vita e gioja, Amor, tu sei.
Nume in Cielo degli Dei...
Perchè il Cielo è dove è Amor.
Eoco tuo gli affetti miei...
Spiro sei di questo cor...
Ai ver sol d’amor desio...
Nel tuo Ciel morire, Amor. ( il Coro
( ripete , e va poi disperdendosi.
SCENA IH.
Elaisa, Yiscardo, Manfredo, Brunoro; questi avrà
continuamente osservato Vis. Intanto una Ma¬
schera passando vicino a Man. gli porge un picco¬
lo foglio , e sparisce rapida.
Bru. » (Vidi compresi; e giovi
n All’ intento . )
Man. (fisando il foglio )n Qual foglio! ( guardando
mto rno
v, E chi ?... sparve. (apre il foglio
Ela. w Alle danze anch’io fra istanti
c; Giuliva m’unirò, (alle Dame che s' allontanano
Bru. (a Vis.) ?> Brunoro, o Duca,
cc Y’ attende fra’ viali. (s'allontana.
Yis. (scuotendosi) » Brunoro! Tu! Sì. (segue Bru.
Man. r; Che lessi! (agitato
Ela. 55 E quali (che osservò Bru. e Vis.
T)
Rapidi arca ai detti!
Man. (inquieto) * Chi mai fia?
Ela. 57 Segnalisi. (avviandosi
Man. 57 Qual mistero! (fremente
?7 Ma tremino. Elaisa! scorgendola
Ela. 57 Manfredo! Voi fremete! Ed improvvisa
57 Quale smania sì v agita? Sospetti
77 Novelli ognor!
Man. 57 ]\è mai
57 E piu. giusti e più fieri io ne provai.
El a. 57 Ma d’onde !
Man. 57 Ecco. (mostrando il foglio
Ela. 57 Qual foglio!
M an. 57 Terribile.
Ela. 57 Lo scrisse?...
Man. - Una furia che tutte, atroci, in seno
57 Mi lanciò le sue serpi. Ogni riposo
57 E gioja m’ ha rapito.
Ela. 57 E che!...
Man. 5? Leggete. (le porge il foglio
Ela. (legge) 57 Ciel! Siete tradito.
57 S011 tradito. (marcato e jisandolo
57 E il traditore?
57 Forse... e qual la traditrice ! (con impeto
57 Conte... Addio, (gli dà il foglio e per pari.
57 Deh!... m’ascoltate...
57 Per pietà!... cieco d’amore
57 Perdonate a un infelice.
57 Deh! consiglio... deh! conforto
•7 All’amore ... all’amistà.
Ela. 57 fiero oltraggio è quel trasporto
57 All’onore, all’amistà.
Man. 57 V’amo... c temo un altro amato:
57 Da nemici sto accerchiato, (con forza
57 Sarma già vèr me Agrigento...
55 Io pavento un tradimento...
55 Fra miei fidi... tra mie soglie...
Ela.
Man.
Ela.
i5
«La mia moglie!...
Ela. (sorpres d) « V ostra moglie !
«Lei cantava il Trovatore
«Vago fiore di beltà.
«Tutti esaltai! del suo core
«Il candore e la pietà.
«Di geloso, ingiusto sposo (inarcata
«Danna ognun la crudeltà.
Man. M’arse un dì per essa il core:
«Mia divenne sua beltà.
«Ma un sorriso mai d’amore...
«Un sospir per me non ha.
«Ah! d’un primo affetto ascoso
«L’atra idea gelar mi fa.
Ela. «Ella amava!...
Man. E lo celava ...
«Sin d’allora mi tradiva.
Ela. «E dal caro ben divisa!
«Oh! infelice!
Man. (con fuoco) «Ed io!... Elaisa!
«Y’è chi soffra più tiranni
«Tutti in sen d'amor gli affanni?
«Tutto osar per voi saprei...
«Per voi tutto perderei...
«Yoi sol amo... voi sol bramo...
«Vostri sono il core, il trono...
«La mia mano... la mia fe...
Ela. «Oh Manfredo! già obblìate
«I dover’... per voi... per me!
Man. «Ali! sì, è ver. Ma, non m’odiate.
«La speranza mi lasciate...
«Ch’altri alrnen non è riamato...
«Che rivai per me non v’è.
«Nata ad amar quest’anima
«Cerca dimore oggetto...
«Un core che rispondere
« Sappia ad ardente alletto.
n Amatemi, Elafsa...
?? Donatemi quel cor.
3i Tremate allora, o perfidi:
li Yi sfido, o traditori
li Felice ed invincibile (ad Eia.
ii Sarò nel vostro amor.
El . li Se anch’io dovessi perdere (esaltandosi
3i Un dì l’amato oggetto.1...
«Se mi tradisse un perfido ...
iiE ardesse ad altro affetto!...
il Oh misera ElaisaL.
«Morir, morire allor.
Ma^ lunge o tristi immagini...
E troppo mio quel cor.
Fidatevi a quest’anima : (a Man.
5i Sperate nell’amor. (partono.
SCENA IY.
YIALI OMBROSI, illuminati a pallide luci.
Viscardo e Rrunoro
Yis. Brunoro... o tu, l’antico,
Negli anni di mia gloria, e dolce amico,
Yieni al mio seno ancor. Torna fortuna
A sorridermi ornai.
Bru. Ed a me pure. (marcato
A is. E tu conosci ... sai (con gioja
Dunque ove sta celato
Quest’idolo adorato, (mostrandogli un ritratto,
e baciandolo)
Di cui mi sorprendesti
imago a ribaciar quando giungesti?
Bru. Sì, e quanto! e del dorato (con amarezza
Suo carcere a me noti... e ognor dischiusi
Uli aditi son... anche i segreti.
Vis. (con ansia) E a lei?...
Bru. De’ giardini trovatevi alla porta.
Vis. Quando?
Bru. Fra un’ora, e scorta
Io vi sarò presso all’amata.
Vis. (in cica, gioja) E allora!...
Ali ! per te in Ciel mi troverò. Era un'ora, (parie
SCENA V.
Brunoro, indi Elaìsa daW opposta parte donde
partì Viscardo.
• 4 v C V (
Bru. Ed io fra un’ora vendicato. ( con gioja f eroce
Ela. Quegli
Che vi lasciò ?...
Bru. E l’avanzo ( con mistero marcalo
Unico della misera, proscritta
Casa di Benevento.
Ela. E voi!... Cielo!... Che sento...
Bru. Ed io, Contessa,
lo so tutto... sì... tutto! Onde celarlo
De’ nemici alle inchieste...
Di Manfredo a’ sospetti,
Qual frate! l’accoglieste...
Ela. (agitata e sommessa) Deli!... Il segreto!
Bru. Fidatevi*, ei m’ è caro, ed or son lieto
Ch’ei felice è d’amor.
Ela. ( con jiducia e sorriso ) Oh! sì.
Bru. (marcato) Fra poco
Ei sarà a piè dell’adorato oggetto...
Che piangea ... che trovò.
Ela. ( turbata , e con impeto ) Che? Ciei !... che dite?
Bru. Il ver.
Ela. Viscardo! Un’altra!... Ahi no. Mentite.
Bru. Io mentisco! Seguitemi.
1 8 'ۥ?*
Ela. (fremente ) Tremate.
Voi la morte d’alcuno pronunciate.
Bru. Della rivai.
Ela. (fiera) Sì... se vi fia. Viscardo (con passione
Un traditore!
Bru. Ebben! ( avviandosi
Ela. Viscardo!... Un’altra amar! Che orrore!
(segue Bru.
SCENA VI.
STANZA DI BIANCA NEL PALAZZO DI MANFREDO.
Tavoli con doppieri a lumi accesi. Un’arpa. Sofà e
Sedie. Un verone che offre vista sul mare. Porte
laterali. Grande porta nel prospetto.
Dame in conversazione. Alcune sedute giuncando ,
altre discorrendo , due con Isaura, che addita
Bi anca seduta sul verone.
Coro Era stella - del mattino
Tanto bella! - e impallidì.
Parca rosa - di giardino
Sì vezzosa! ed appassì.
Puro giglio, sull’albóre,
Chi ti fa languir così?
Al sorriso ella era nata
Del destili più lusinghici1 :
La sua vita riserbata
A un Eliso di piacer...
Pur segreto, fìer dolore
Va struggendo i suoi bei dì.
Chi sa forse!... Giovin core...
lutto a te brillò... e sparì.
ISiA. Oh! sì... mie care... Oh! sì, (avanzando len¬
tamente)
19 «gg
Tulio per me brillò.... tulio sparì.
Or là, suu’onda, col pensier mio,
Ver l’altra sponda, al suol natio,
Fra dolci immagini, volava il cor.
Per me tornavano que’ dì felici...
Le notti d’estasi incantatrici...
Quell’aure ... i salici... il rio... l’ardor!...
Ahi! ch’era sogno ingannator.
Coro Racconsolatevi, bella dolente:
Tornerà a splendervi il ciel ridente:
Di gioje F iride brillerà ancor.
Bia. ( Di tua fede bello ognora,
Torna, o caro, a chi t’adora:
Sarai l’ Iride di gioja
Che il mio cor farà brillar.
Quel bel ciglio tutto amore
Era il ciel per me ridente:
Un tuo sguardo al cor dolente
Può la vita ridonar.)
Ma a mezzo il di lei corso
E giunta ornai la notte, o dolci amiche,
Ite al riposo. Addio, (le Darne si ritirano per
la porta di mezzo y che verrà aperta e chiu¬
sa da Paggi.
SCENA VII.
Bianca e Isacra.
Bia. Già un lustro, Isaora mia, già un lustro... eterno
Da che lasciai Catania,
E più no i vidi, li sai...
Isa. Calmatevi, sperate.
Bia. Come? In che più sperar?
Potria la sorte
Guidarlo in Siracusa.
Bia. Come vederlo, ei me veder?... se chiusa,
Qual prigione, mi tien quegli che sposo
Dovei seguir repente... senza addio...
E senza palesarmi all’ idol mio ,
Ch’altro di me non conoscea che il nome?
Or, tu ben vedi, e come,
E in che sperar potrei ?
Sol nella morte.
Isa. Ali! che veder dovrei?
Misera !
Bia. Oh Isaura: No, non pianger, vanne,
E riposa.
Isa. E spogliarvi ?
Bia. Io sola...
Is a. Gli’ io
Doman vi vegga nel sorriso.
Bia. (le stringe la mano) Addio. ( Isa. entra
nella stanza a destra.
SCENA Vili.
Bianca da un cofanetto d ebano , sul tavolino , leva un
libro ; lo svolge , si concentra , guarda ; il cielo.
Preghiamo. - Ahi pregai tanto! Ma il mio labbro
Recita la preghiera ... (*) (ripone il libro)
Ed il mio cor ... là ... a lui. (*) L’ ultima sera
Ei cantava al mio piè. Da quanto amore
Animati i suoi sguardi... ed il suo canto!
Quest’era il tema, (eseguisce sull' arpa il ritor¬
nello della canzone che canterà poi Vis.
SCENA IX.
bau inoro, dalla porta a sinistra, fa cenno
a Vi se ardo dy entrare.
Bru. (sommessamente) Entrate.
21
\ is. (sulla soglia ravvisando Bia.) Eccola.
Bau. Io mi ritiro.
Là intanto vi celate. (accennando il verone)
A is. (presso al verone) La mia vita
E tua. ( V is. si cela nel vano del verone. Bru.
cava un foglio , lo posa sul tavolino ra¬
pidamente ed esce.
Bru. Forse tra poco ella è finita.
SCENA X.
Bianca e Yiscardo celato.
Bia. Ah! lo ripeto ognora! (cessando dal suono)
Ma quella voce! oh ancora
La sua voce una volta!
A ìs. Ti creò per me l’amor, (dal verone)
Per amarti mi fé il cor.
Sol mio voto, mio pensier,
De’ miei sogni sei piacer.
Bia. Cielo! (colpita e con trasporto)
Vis. Tutto io trovo, o cara, in te:
Tu sei vita e eie! per me.
Bia. V iscardo !... (che si sarà alzata . e accorrendo
Yis. Bianca! (ascendo)
Ah! ti trovai, bell’angelo!...
Bia. > Io ti rivedo ancor!
a i E troppo, oh Dio! la gioja
Che mi rapisce il cor.
Bia. Guardami . . . o caro . . . guardami . . .
Yis. In estasi ti miro...
a i Ecco il celeste spiro
Di voluttà, d’amor.
Bia. Non sai quando penava!...
Yis. Io già lavila odiava...
ai Ma ... ti trovai, bel l’ angelo . . .
Bia.
Vis.
Bia.
Vis.
Bia.
Vis.
Bia.
Vis.
Bl 4.
Vis.
Bia.
Vis.
Bia.
Bia.
"0 22
Ma ti rivedo ancor!
Compensa pene e lagrime
La gioja del mio cor.
Or meco siedi, e narrami . . . (s’avvede del fo-
Ma un foglio qui vegg’io! glio sul tavolino
Volevi tu sorprendermi!...
F orse Brunoro . . .
Oh Dio ! (colpita
Brunoro !
In te qual fremito!...
L’iniquo! ah! tu non sai!... (apre il foglio
Amore spregiato sarà vendicato e legge
P er te sol tremo ... (va al verone osservando
(fremente) Il perfido !
Oh (del !... (affannosa
Che avvien !... f
Dall’ andito
Terren che qui conduce.
S’approssima una luce.
Come salvarti?... ohimè
Non paventar per me.
Ah! là... c’è Isaura... celati..
In tua difesa io resto. (deliberato
V’è istante più funesto! (guidandolo
verso la. porta
A che ti trasse, o misera,
i II mio fatale amore!...
\ Ma tema il mio furore
) Chi offenderti oserà.
\ Se ti son cara ...oli!... celati: (con disperazione
J Non i miei dì! ...l’onore!
f Oh Dio ! ... mi manca il core ...
Abbi di me pietà... (ella trascina Vis. alla
porta , V apre i lo spinge addentro e chiude ,
poi spegno il lume e si getta sul sofà
SCENA XI.
ElaÌsa dalla porta a sinistra , con lampana in mano .
Scorge il lume appena spento, indi s'accede di
Bianca sul sofà.
Ela. Tutto è tenebre ... e si tace ...
E fumante ancor la face ...
Ella è sola ... e dormir finge.
Ei celossi. (esamina le porte
Bia. (colgendo il capo) Che mai vedo!
Una donna!
Ela. (presso la porta di prosp.) Là Manfredo.
Eia. Ciel! conosce...
Ela. (cerso la porta a destra) Qui ...
Bia (appena respirando) Oh terrore!
Ela. Chiuso addentro ! (spingendo la porta
Bia. (facendosi corraggio) Qual rumore!
Yoi ... che osate in queste stanze?
E chi siete? ...
Ela. (fissando Bia Io! Quai sembianze! ... (risoc-
No, no. cenandosi d) un idea, poi respiri-
Bia. Ebbene ! che volete? gendola)
Ela. Quella chiave. (con impeto
Bi 4. A voi? Chi siete?
Ela Chi son io? chi son? Tremate.
Rivai vostra.
Eia (colpita) Rivai! (Cielo!)
Ela. Che vogl’io? Su lui che amate...
E su voi vendetta.
Io gelo.
Di Yiscardo io sono amante:
Egli m’ha per voi tradito.
Qui felice, già un istante,
Ha con voi d’amor gioito,
àia a punire uno spergiuro...
Bia.
Ela.
Ela.
Bia.
Ela.
Bia.
Ela.
Bia.
Ela.
Eia.
Una moglie traditrice,
Qui, di tante colpe ultrice,
Una furia me guidò.
Con sì angelico sembiante (che F avrà or-
Yoi sì fiero avreste il core! servata
Ah! confusa ... palpitante ...
Voi compite il mio terrore.
Io non oso ... non sapea ...
Ve lo giuro, io non son rea.
Deh! pietà d un’infelice
Che già tanto, oh Dio! penò.
Sì!... penaste?... e or ioL.Viscardo! ( con im -
Ei ... Viscardo! ov’è? (peto crescente
(atterrita) Gran Dio !
Oh ! frenate quel trasporto ...
Se Manfredo v’ode ... è morto.
Ei v’è dunque? è là. Schiudete. ( fiera
Deh!...
A Manfredo... minacciosa, per avviarsi alla
(con grido soffocato) No. Egli... è là. porta
f Ma s’è ver che voi l’amate...
» La sua morte non vogliate.
| La mia fama... la mia vita!
i Deh! per esso almen pietà!
^ Fiere angosce voi provate...
| Ma le mie non eguagliate.
I Voi amata... ed io tradita!
| No... non v'è... non v’è pietà.
Egli... voi... Manfre... (volendo chiamare
(atterrita slanciandosi avanti lei) Ah!...
SCENA XII.
Dalla porta a destra s' avanza Viscardo staccandosi
da Isaura, che tenta trattenerlo., Elaisa e Bianca.
Vis. ( ad Eia.) Fermate.
Bia.Isa. Cielo!
Ela. (a Vis.) Oh perfido!
Vis. Lo sono.
Vostri sdegni in me slogate:
La mia vita v’abbandono;
Ma con lei, deli! giusta siate,
Nè oltraggiate il suo candor.
Ch’ io morendo trovi ognora
Generoso sì bel cor.
Ela. E il bel cor tu invochi ancora
Che tradisti in sì rea guisa?
\is. Sol per lei... pietà!... Elaxsa!
Ela. No. (volendo avviarsi alla porta di mezzo
Bia. (colpita) Elaisa ! questo nome... (trattenendo Eia .,
e con tutta V ansia
Cielo!... è il vostro ?... Dite...,
Ela. E il mio.
Bia. Quest’effigie conoscete?..* (cavandosi dal
seno un effigie , che bacia , e presenta ad Eia-
Ela. Giusto Dio! che miro!... e come...
Come voi la possedete?
Ih a. Me ’n fè dono un’Elaìsa...
Cui salvava il genitor.
Ela. Ella!... oh padre! ed io!... ( incerta ...
quasi per abbracciar Bue
SCENA XIII.
S apre repente la gran porta di mezzo , e si presenta
Manfredo,* dopo lui due Scudieri e sei Guardie , che
restano fuori dalla porla , da cui si vede una sala
d armi.
El A . V 1 S . ,1 S A . Bl A . ( CO Ip ili)
^ perduta !
Manfredo!
Ela. Ed or!...
Man. (sorpreso allo scorgere Eia. Vis.) (Che vedo'
(marcata
Ma!... Brunoro!... E il traditor?)
Ela. Oh genitor !
Bia.Yis.Isa. Oli mio terror!
Bianca va mancando ; Isa. la sorregge y
e poi accorrono Dame e Damigelle.
INSIEME
Man. Elaisa in queste soglie!... (marcato ad Eia.)
Yoi credea nel vostro tetto.
Alto ben sarà l’oggetto,
Che in tal ora vi guidò.
( Gelosia, timor, sospetto,
Più nel sen celar non sò.
Così barbaro tormento
Quanto ancor soffrir dovrò?
Ela. Pace... onore... amor... riposo
Vi s’insidia... in questo tetto.
Sì... terribile è l’oggetto
die in tal ora me guidò.
(Padre! oh padre mio diletto,
Come il giuro compirò?
A più barbaro cimento
Ahi! qual core si trovò?
Bia. Vis. (Del tiranno minaccioso
Freme il core albatro aspetto.
Elaisa con un detto
Forse perdere ci può.
Non per me, per pavento.
lo
Per salvar^ io morirò.
A più barbaro cimento
Ahi! quel core si trovò!)
Isa. Coro (Qual sopresa, qual sospetto!
Per lei trema il cor nel petto.
A qual barbaro cimento
Fier destino la serbò!)
Man. Questo fatai mistero
(marcato
Or dunque palesate.
Saper vo’ tutto ... il vero.
Nè alcun salvar cercate.
Tremi chi me tradisce ...
Chi d’ ingannarmi osò.
Le Guardie... olà! (due Scudieri partono
Bia. Yis. (Che palpito!)
Ela. Un nero tradimento!... (contrasta
M an. Ebbene ! (con impeto
Bia. (Io tremo ...)
Yis. (Oh Dio!...)
Ela. Due perfidi... (sguardo rapido a Bia. e / is.
M an. minaccioso) Quali!...
Yis. (deliberato avanzandosi) Io.
Io... sol...
Man. Che!...
Ela. Ei... sol... Due perfidi (atterrita dal
pericolo di Vis. cangia repente
Giurarvi morte udia... (rapidamente
Costor fra Fombre sparvero...
Me tosto ei n’avvertia...
Bia. \
Yis. i
Man.
Voi qui a salvar sollecita
Tal cura ne guidò.
( Qual donna ! )
( Ed ella or salvaci ! )
Eia vero quel che sento?... (sospettoso
Soci ( didentro) All’ armi! Tradimento!
Agrigento ! Agrigento !
D’órror mi freme il cor.
Man.
Ela.
Oh giuro! oh genitori
^ 28 4^
SCENA XIV.
Coro di Cavalieri armati e Gentiluomini, Guardie
che si dispongono nella sala.
Coro Manfredo.... eccoci a te,
Sia 'morie ai traditoli
Son tuoi la nostra fè .
Gli acciari... il cor.
L’oste, il cimento ov’è?
Noi coglier em con te
Novelli aliòr.
Sia morte ai traditori
Man. De’ valorosi ecco l’accento:
De’ generosi ecco l’ardor.
Tenta sorprendersi forse Agrigento...
Forse ha rei complici qui un tradito!'...
Ma tutti tremino del mio furor.
Coro Se di sorprenderci tenta Agrigento
Tremi coi complici sui traditor’.
Ela. Dia. A voi sorrida fida vittoria (ai Cav.
Serto di gloria v’appresta amor.
11 dì novello sorga più bello,
Di calma e gioje apportator.
(Per te più gioja, povero cor!)
Coro II dì novello sorga più bello,
Di calma e gioje apportator.
Vis. L’alta vendetta a me più spetta, (inarcato
Cader mia vittima de’ il traditor.
Voi non sapete qual fera sete
Di quel reo sangue m’arda nel cor.
Invano celasi al mio furor.
Coro Compi la nobile giusta vendetta ;
Premio t’ aspetta di fè e valor. (trombe e
tamburi dalli interno che si rispondono , e
poi s uniscono. Soldati che arrivano ^ po¬
polo che accorre , e si dispongono nella
sala d' armi*
2CJ
Tutti Udite i segnali. ..le trombe guerriere.
Il popolo accorre... s’uniscon le schiere.
Scoprir gli assassini... incontro al nemico...
Sfidarlo... annientarlo! Vendetta! F irrori
La fede n’accende... ci guida la gloria:
Coroni vittoria l’ardire, il valor. (Man. s’ uni¬
sce ai Cavalieri e segue i Soldati con
Vis. che s’ incontra con Bia. Eia. stringe
la mano di questa , che rimane con Isa.
e le Darri.
FUNE .DELL’ATTO PRIMO.
y
4
*
MARGHERITA
BALLO TRAGICO IN fi ATTI
Cjpzeaaamerit & compoAo e duetto
DA
Cnt aititele Piatti
I
ALLA NOBILE
HHr^t otte M teatro ttttmw
DI PADOVA
SU' eóóev pe^t- icu óecottì)tx voPl cu cfouxitiitto et co incotte
óiMc ttópehtainfi’ è cave/ <V ijiteólo qHduovo & ceduo , mcoi/duoci elicvi v
òiue/ tilt oCCutjO óxcuo \ (Wetoóct cjuaiivhxò\xv& veuóo coteótoo
Q vteuone ót pefP otto lo coitceòóouii, come/ p ePP ut^iXjettte ditj^wtijtjio
coit cui ooccofoo Pc mie òePofi- |\tlicPe.
cAo t cxoj lj lui tcj ecc (o ócopo ptopoolo cuce (juutìu ncceAócuuo éhe/
Ltitlo ^oiveóói ut opoot/ tjitcatlo uit i tic òi< p obeóòe otto e ^uedeulcctlc
uni favolo cP>e a (fato l iti) ed ito itoit j^oò^e c)eP <)t f a- co utp etti wteitto.
2
^OveMwea evveto nettai ócefba. X iuta, mmwoch olivo ivet ma-
j^Sur/ufcw/So S afi/toitSe cSe ove/ f^e iute/ ^ot/xe it/ow/ cot/u/ópottSaito
a/Pf/ eletto, vocila a. <5ot/t/e<j^e£tM/i if vivo SeótSeuo c-S io itutto Si»
wie/XJxiowovwv uit» a/uut Si' j^xvote ( oòo cow/dactat/e affa/ 4petiiti/eu/tala/
f>ontà Si/ cpie/òfca e)T)o(xf'e/ (jcXteaiou/e f/a/ p wòwkie, coveo^ioc^looc caiiv-
poómoite', u/ei/fa f/uói/tt/ija Si olleweve cjue£ vaftSo e ^attife» pattoa-
mo Si/ an uuicauteulc/ affnóocjito.
Devot. Ossee}. Servo
Emanuele Viotti.
ARGOMENTO
Luigi XI Re di Francia ci viene rap¬
presentato dalla Storia , politico, ambizioso e
sanguinario. — Egli sposò Margherita di Sco¬
zia amata teneramente ne’ suoi verd ’ anni da
certo Belford paggio alla Corte del Re Giaco¬
mo suo padre.
L’amore di questo Belford che per esse¬
re vicino a Margherita s’ arruola sotto a ves¬
silli Francesi; la gelosia di Luigi che tante vit¬
time procacciò alla Francia fornirono soggetto
della mimica -tragica azione.
LUIGI XI. Re di Francia Marito di
Sig. Michele D amore .
MARGHERITA
Sig. Paolina Monti.
BELFORD, Scozzese, Nipote di
Sig. Davide Venturi
LORD PERCY, Capitano della guardia Scozzese.
Sig. Emanuele Viotti.
OLIVIERO, confidente di Luigi.
* Sig. Giovanni Masignan.
ANNA, Damigella di Giuditta.
Sig. Maria Rizzo.
TRISTANO Profosso.
Sig. Giovanni Francolini.
Un sacro ministro — Sig. Giuseppe - dibini .
t i i t) C Sia . Gaetano Martini.
Due prandi del Regno < J r v
° ° > •il Giuseppe neretta.
Sig. Eugenio Rizzo.
» Giacomo Grisot.
Due Sgherri
Guardie Scozzesi e Francesi
Dame — Cavalieri — Paggi.
Giardiniere — Giardinieri.
La Scena nel Castello di Lessis Epoca 1464
La Musica, a riserva di qualche pezzo, è scritta
espressamente dal Sig. Giuseppe Valier.
ATTO I-
Giardini reali disposti a festa.
Si
h festeggia il giorno onomastico della Sovra¬
na — L’ augusta coppia gioisce nel ricevere i segni
di esultanza e fedeltà da’ propri vassalli — Luigi in
pegno del suo affetto fà dono a Margherita d’un ric¬
co monile clr essa bacia con trasporto. — Si annuncia
da Percy l’arrivo del Nipote — Esso è Belford che de¬
sia arruolarsi nella Guardia Scozzese ; reca seco rac¬
comandazioni del Re Giacomo — Luigi lo accetta
con tenerezza, e dispone perchè sia ricevuto il giu¬
ramento di fedeltà, e decorato del grado di Ufficia¬
le — Frattanto gli sguardi di Margherita s’incontra¬
rono con quelli di Rei Ford, i cuori pure s’intesero —
Oliviero s’accorge e di soppiatto ne fà cenno a Lui¬
gi — Incominciano le danze villerecce, ìe quali
finite viene schierata la Guardia Scozzese onde ri¬
cevere il giuramento dal candidato — 'Nell’esitanza
di Belford ed in qualche intempestivo trasporto s’ac¬
corge Luigi della realtà de sospetti d’Oliviero — Vie¬
ne compito il rito fra le universali acclamazioni di
gioja.
ATTO II.
Gallerìa nel Castello die mette alla Sala del Ballo.
Dame e Cavalieri s’inoltrano verso alla Sala del
Ballo — Percy ordina al nipote di attenderlo in quel
luogo, dovendo egli portarsi a ricevere gli ordini So¬
vrani — Belford solo riflette alla sua situazione.
Giunge Margherita che vedendolo tenta fuggire, ma
viene arrestata da Belford, che furente la rimbrotta
pella fede tradita, e per averlo costretto suo mal¬
grado ad usare di mezzi così vili ond’ esserle vicino.
Margherita lo rigetta rendendolo conscio de’proprj
doveri, e gl’ impone d’ allontanarsi. Belford fuori di
se per l’intenso dolore si getta supplichevole a ter¬
ra perchè negato non siagli quel tenue conforto, ul¬
tima di lui speme: Le bacia a tutta forza la mano
e se la pone sul cuore. In questa lotta d’affetti ca¬
de a Margherita il monile dono dello sposo — S’ ac¬
corgono della venuta del Re e si danno a precipi¬
tosa fuga , — Oliviero eh’ entra in quel momento
s’avvede di alcuno che fugge ma noi può ravvisare —
Frattanto ghigne il Re in compagnia di Percy —
Oliviero palesa che alcuno al loro arrivo s’ involò
da quel Luogo — Luigi non sa che pensare, fissa a
terra gl’ occhi, e s’accorge del monile, lo prende, e
freme di gelosia conoscendolo — Si ode dalle Sale
vicine che il Ballo incomincia — Alle interrogazioni
di Oliviero Luigi risponde che impari ad essere più
accorto, ed ordina di avviarsi alla festa.
ATTO III
Sala magnificamente illuminata .
La danza è incominciata — Viene interotta per
l’arrivo di Margherita che va incontro a Luigi. Es¬
so rimarca la mancanza del monile — Percy chiede
al nipote che giunge la causa per cui non l’attese
nella galleria, come erano convenuti; egli risponde
con dubbie frasi , e cerca sfuggire ai penetranti
sguardi di Luigi — Tutto nota l’avveduto Sovrano —
Viene proseguita la festa.
ATTO iy.
Gabinetto
Entra Margherita seguita da Anna. — Nel mentre
che l’ ancella è intenta a spogliar la Regina degli or¬
namenti regali Margherita s’accorge mancarle il moni¬
le — Sconcertata e temente di Luigi, memore d’al¬
tronde del colloquio avuto con Beiford nella Galleria,
invia tosto Anna a cercar del monile perduto e resta
immersa in angosciose riflessioni, agitata dalla dissi¬
mulazione, e carattere sospettoso di Luigi, e dalla
venuta del giovine Scozzese — Anna ritorna senza
il monile : e seco lei Beiford — Margherita nell’ansia
estrema impone allo Scozzese di tosto partire — Ma
scorgendo il Re, che s’appressa, disperata introduce
ili fretta Beiford dentro all’ Alcova, e ne abbassa le
4°
cortine — Entra il Re, e vedendo ambe le donne
agitate ordina ad Anna di allontanarsi; cresce ad un
tale comando l’affanno di Margherita — Luigi veden¬
dola a tal segno confusa si conferma sempre più
nè suoi sospetti, e con tuono severo le dice, esse¬
re certo della sua infedeltà — Ella vorrebbe chia¬
rire la sua innocenza, ma Luigi le impone di tacere,
e le mostra lo smaniglio, e preso da geloso furore
le corre incontro per ucciderla — Belford non può
trattenersi, precipita dall’Alcova minacciante il Re
quando nulla tenti sù Margherita — Luigi biecamen¬
te lo guata, e chiama le Guardie — Alla voce del
Re giungono Oliviero, Anna, Percy che vien preso
da alto terrore vedendo il Nipote con la spada bran¬
dita nelle stanze della Regina, ma in nome del Re
gli comanda di deporre il ferro — Alle parole dello
Zio, Belford getta a terra la Spada — Luigi ordina
ad Oliviero di far tosto venire Tristano. — Marghe¬
rita si dichiara innocente, ma Luigi nulla risponde,
solo guardandola con sorriso di morte — Percy ve¬
dendo perduto il Nipote si getta ai piedi del Re e
ne implora perdono. Luigi è inesorabile, ed ordina
segretamente ad Oliviero di esplorare ogni movi¬
mento nel Castello, ed a Tristano che giunge di
trascinar seco Margherita e Belford — Tutti riman¬
gono per qualche istante in orrido silenzio. — -
4 1
ATTO V.
Interno della Caserma Scozzese .
Lord Percy racconta alle guardie Scozzesi gli avve¬
nimenti del giorno ed il pericolo di Margherita e di
suo Nipote — Sta fra le guardie travestito Oliviero —
Tutti sono frementi nelf udire che siasi osato senza
il loro consenso, por mano sopra uno del loro cor¬
po rimasto sempre inviolabile — I niti giurano a sal¬
vamento della Regina e eli Belford — Oliviero nota
ogni cosa per poi renderne istrutto Luigi. —
ATTO VI.
Orrido Carcere in vicinanza del Castello.
Tristano assieme a suoi sgherri è intento ad
apparecchiare il tutto pel supplizio di Margherita e
Belford — Entra pensoso Luigi seguito da Olivie¬
ro che gli racconta quanto ha udito fra le Guardie
Scozzesi — Luigi malignamente sorride e pensa al
modo di punire il loro attentato — Rimasto alquanto
in silenzio ordina ad Oliviero di lar porre sotto alla
volta alcuni barili di polvere per potere ad ogni
evento far saltare in aria quel luogo, ed a Tristano
di condurgli Margherita — Ciascun s'appresta ad ese¬
guire gl’ ordini avuti — Arriva Margherita che ve¬
dendo il proprio sposo in quel luogo comincia a -
sperare, e si getta a suoi piedi applicandolo di a -
*
o
4a ^
scoltarla — Luigi dopo averla biecamente osservata
dà gl’ ordini a Tristano per l’immediata uccisione di
Belfbrd — Tristano parte unito a due sgherri —
Frattanto Luigi assicura Margherita della sua sal¬
vezza mentre gli Scozzesi sono tutti giurati a soc¬
correrla — FJ torna in questo Tristano e mostra il
pugnale insanguinato — Luigi arde di gioja — Mar- «
gherita freme, impallidisce, quindi presa da subito
delirio strappa di mano a Tristano il pugnale e si
uccide — Li Scozzesi irrompono d’ogni parte a sal¬
vamento di Margherita e Belford — Inorridiscono
alla tragica vista della spirante Regina — Percy corre
precipitosamente in traccia del Nipote che pure trova
spento, e disperato giura assieme a suoi fidi sul corpo
di Margherita terribile vendetta ma il loro termine è
giunto; scoppia la mina, crolla l’edificio, tutti sono
sepolti dalle ruine : Luigi solo da lungi è freddo
spettatore di così orrendo esterminio. —
%
ATTO SECONDO
SCENA PRIMA.
PIAZZA.
A sinistra il palazzo di Manfredo. Guardie alla porta,
e altre sentinelle all’intorno. A destra tempio, bot¬
teghe varie, e tende nel fondo, che servono a ven¬
dita di vini.
Corpi di Soldati che tornano aproprj quartieri. Cit¬
tadini con daga e spada , Artieri con arme , Popo¬
lani, Pescatori, Soldati, che a varj gruppi fra loro
discorrendo , s: avanzano e s’uniscono in
Coro
ittoria ! - Siracusa !
Bel piacer il ritornar
A’ suoi tetti fra gli allori
Salutare ed abbracciar
I compagni vincitori
Di sorprenderci credè
II némico in buona tè...
Ma sorpreso si trovò...
Da leoni si pugnò...
Eh ! con noi, con tali eroi
E la patria salva ognor!
Viva ai prodi! Gloria! e onori...
Festeggiar un sì bel dì
Siracusa ognor vorrà,
Che di gloria ci coprì
Che la storia eternerà.
• • •
E Agrigento I- che terrori...
Che rossori là vi saràl
Vedrem poi se avrà l’ardir
Di tornarci ad assalir I
Ehi... con noi, con tali eroi...
La vittoria è certa ognor.
Viva ai prodi 1 Gloriai onori
Ed ora di gloria, di gioja fra i canti,
Sì bella vittoria, superbi, esultanti,
Andiamo a celebrar al suono dei bicchier’.
Sì: andiamci a ristorar a un’ora di piacer.
(Si dividono per varie tende , ove si recati
ad essi bicchieri , ec.
SCENA II.
Viscardo. dalla parte del tempio.
Yis. Compita è ornai la giusta
E terribil vendetta.
Ferì quel vii Brunoro.
Bianca, sei vendicata.
A Isaura, eh’ iva al tempio , in sul mattino,
Poche note per te, mio ben fidai.
Quando più rivederti io potrò mai?
Fu celeste quel contento
Che al vedersi ci rapì...
Ma, qual lampo, oh Dio! sparì.
Quando ancora un tal momento...
Per noi quando tornerà?
Ah: sì, amor l’affretterà.
Coro Viva ai prodii Alla gloriai... all’onor!
Viva Bacco... la gioja e l’amor!
SCENA III.
Dal palazzo sodono voci lamentevoli : escono poi Da¬
me e Damigelle desolate , piangenti , avviandosi ver¬
so il tempio.
Donne Oh sciagura! Atro giorno! Infelice!
Uomini E che avvien? (accorrendo
Donne Non più gioja... non canti!
(poi con fot'za
Uomini Ma da che tanto affanno... que’ pianti?
Donne Bianca ... Q ohimè !!.. Bianca ... adesso.. .morì.
(*) ( Vis. al nome di Bia. sarà accorso, e,
nella più cica agitazione , sta ad ascoltare
Yis. Bianca!... Come! Che dite?...
Donne Repente
D’una sincope colpo violente
Di Manfredo nel sen le rapì.
Yis. Coro Fiera sorte! Terribile dì! (desolato
Yis. (Bianca mia! La mia Bianca perì!) ( immoti ’,
Coro Tanto bella... sì pia... nostr’amore!...
Oh dolore perire così!
Vis. O barbaro mio fato,
Che Bianca m’ hai rapita,
Perchè me disperato
Or lasci ancora in vita?
M’ unisca al caro bene
Pietoso il mio dolor.
Ma condannato a vivere
Dalla crudel mia sorte ,
Saprò immolarle il perfido
Clie la condusse a morte.
Sulla sua tomba estgiime
Cadrà quel traditori (s allontana desol a-
CoRO Spietato avverso fato, Jr tissimo
Che Bianca n’ invelasti,
Di gioje il dì cangiasti
In lutto ed in tCrror. (il Coro si disperde ,
le donne e m cittadini entrano nel tempio
SCENA IY.
RILENTO REMOTO
attiguo al palazzo di Manfredo, sparso di cipressi e salici, chiu¬
so daalto muro con merli, coperto in parte da edere. Si vedono
elevate varie tombe dei conti di Siracusa. Alla smista una par¬
te esterna di tempio. Un monumento aila destra appoggiato al
muro, con porta di broazo, e gradinata. Due piedistalli con ur¬
ne. Presso al monumento porta, per cui dal palazzo s’entra nel
ricinto. La scena è rischiarata da tramonto.
§31» 4.6
Manfredo esce dalla porta del monumento a destra.
La chiude con chiave che ripone. Si arresta ed os¬
serva alV intorno.
Man. Sacro alla pace degli estinti... Augusto
E terribil soggiorno.
Dopo tanti e tant’anni a te ritorno.
E con qual core ! Ed a qual fin ! Ben degno •
Di voi, grand’avi miei, di voi che inulto
Mai s’offriste 1’ insulto.
Sola è del mio rossor, di mia vendetta
Conscia Eia (sa. . .Squilla (gravi e lenti co Ip i di cam-
Di morte!... ohimè! L’intendo. pana.
Là... da quel tempio sento
Un mistico concento... (preludio d' istr irnienti
dal tempio : indi cantato dalle vergini ivi rac-
Coro Alla pace degli eletti, (colte, odesi
Clie prometti a’ tuoi fedeli,
In tua gloria, là ne’ Cieli,
Bianca a te, gran Dio! volò.
A noi l’Angelo fu in vita
Di pietà, conforto, aita.
N’ami in Ciel, cui la richiami,
Come in Terra ognor ci amò.
Man. E pace là s’ implora
Per lei... che mi tradiva ....
Che punii, finsi estinta... e vive ancora.
Perchè fremo? Qual gelo
Or mi colpisce! il Cielo
Forse... sì. Se un sospetto!
E se il mio cieco affetto!...
E se un delitto!... il mio
Colpevol cor! l’eternità! gran Dio! (è colpito:
Alla pace degli eletti si volge al cielo, giunge
le mani e cade ginocchioni
Aspirar io più non oso.
Troppo, troppo, o Dio pietoso,
Il mio core t’oltraggiò.
<««
Ài pentiti ognor perdoni
Tua pietà non m abbandoni,
lo t,’ imploro col mio pianto...
Ah! pietà... perdono avrò.
(rimane prostralo, volto al cielo compunto
SCENA V. ~
Yoci al di fuori. Manfredo si scuote, e schiude la por¬
ta. Entrano Gentiluomini, Dignitari, Cavalieri armati.
Coro O Manfredo! Manfredo!
Man. 1 miei fidi!
Lor s’asconda F interno terror.
Coro Lascia ornai quest’asilo di morte:
Giusto duo! vinca l’alma tua forte.
Te reclamali lo Stato, la gloria:
Lascia i mirti: t’appresta agli allór.
Vinta appien non è ancora Agrigento.
Tradimento può sorgere ancor.
Su i nemici novella vittoria
Tf consoli dal pianto d’amor.
Man. Tremi, cada l’alte'ra Agrigento,
Doma alfine dal nostro valor.
Alla voce di patria^ di gloria,
Si raccende, s’esalta il mio cor.
Ter la gloria, sfidando il cimento,
Bella è morte sul campo d’onor.
(E al ritorno da bella vittoria'
, Mi consoli il sorriso d’amor.) (parte col Co -
v ro dalla (pari porta
* SCENA VI.
Dopo qualche momento Elaisa dalla gran porta
f che rinserra. _
Si conipia il giurameìito.
Reggetemi al terribile cimento,-
Padre mio... sacra èffigie ! (*) Ecco la tomba
(*) (Bocciando h effigie che cava dai se¬
no, e ripone)
& 48 4^
Che m’accennò Manfredo. Oh sventurata!
Sventurata! Ella è animata.
Schiudasi, (con una chiave apre il monumento e
si ritira .
SCENA VII.
B i a NT a , in candida veste, si presenta sulla soglia : osser¬
va , poi scende ansia di sorpresa e di gioja. Elaisa
in disparte.
Bia. Ah! l’aria ancora!
Il Ciel!... Libertà!... Vita! (si prostra
Dio di pietà !(*) Come, da chi l’aita? (*) (si rialza
Dove, e . . . Ali !... (co Ig endosi si trovain facci ad' Eia.
Ela. (con dolcezza ) Non mi fuggite. ( stendendole la
La vostra mano... destra.
Bia. A voi? che qui venite?...
Ela.. A salvarvi. (marcata
Bia. (colpita) A salvarmi!
Ela. Sì: vi rendo
La merce che giurai dentro al mio core,
Allor che mi salvaste il genitore,
Su quest’effigie. Ch’ella vi protegga...
Io vi dicea: v’ è Dio... (solennemente
E vi protegge.
Bia. ( incerta , timida ) E credere degg’ io?...
E Manfredo!
Ela. In me fida. «Ei di pugnale
«Estinta vi volea.
» Presso lui, sì geloso, vi fé rea
«Quel foglio a voi diretto
«Da... chi v’ama, e intercetto
« Dal perfido Brunoro,
«Che spirò pria di palesarlo.
Bia. «E moro
«Perchè svelarlo anch’io ferma negai.
Ela. Morte a lui di veleno io consigliai,
Onde evitar complice vile.
Bia. (turbandosi) E voi?...
Ela. Me qui inviò a suadervi pel veleno... (cava
Bia. E quel dunque ! uri ampolla d’argento
Ela. E un narcotico sì forte,
Che in sonno, pari a quello della morte,
V’addormenta tant’ore. Lo berete
Quando riede Manfredo.
E
pOl:
Bia. (agitata)
Ela. (marcata) Di tutto
Ebbi... ed avrò pensier. Vi presta il Cielo
Il suo favore. A vita tornerete...
Bia E Viscardo! (con gioja , e rapidamente
Ela. (non contenendosi) Viscardo!... Ali!...
Bia. ( triste, timida) Voi fremete!
Ela. Oh! qual nome pronunziaste!...
In qual loco!... in quai momenti!
Da un obblìo mi ridestaste,
Che assopiva i mie tormenti.
Il mio cor batteva appena...
Era face sul morir...
A quel nome in ogni vena
( triste
Bia.
Tornò il sangue a ribollir.
Perdonate... oli !... perdonate
All’incauto ardente core.
Voi la vita mi salvate...
E scordava il vostro amore.
Generosa mia rivale.,
Veggo il vostro rio martir...
sono ben fatale!...
Non vogliatemi abbonir....
(con estrema
agitazione
lo vi
a
;LA.
{ Sì... martir cui non v’è eguale...
\
B
DIA.
Ela.
Eia.
più atroce del morir.
Io. vi sono ben fatale!...
Deh! lasciatemi morir...
Voi morire! Voi amata!
Io sol debbo... e vuo morir. (piangente
Voi piangete! oh sfortunata! (osservando la con
Pianto a pianto voglio unir, compassione
a 2
5o
Dolce conforto al misero
Che geme — senza speme,
Accorda il Ciel le lagrime
Nelle sciagure estreme...
Più dolci allor che spargonsi
In sen dell’amistà. (si stringono al seno
Oh! piangi... piangi, abbracciami,
Io scordo il mio tormento.
E un raggio di contento...
Nel cielo è una bontà. (Eia. ricade in cu -
Bia. Viscardo!...
Ela. Il rivedrete.
Felice passerete
Dal seno della morte
A quello dell’ amor.
Bia. Sì bella ancor mia sorte!...
E voi!
Ela. (marcato) Per me è deciso.
Non resta più...
Bia. (con affanno) Che?
Ela. (deliberata) Morte.
Bia. Ah!
( odesi un colpo alla gran porta di fuori
Ela. Manfredo. Ecco il momento. va ad aprire.
Bia. Io più non lo pavento.
SCENA Vili.
pa riflessione
( con fermezza
( con gioja
Manfredo, Elaisa, e Bianca.
Man. Ebben! che n’otteneste? (ad Eia .
Ela. Ella il velen berà.
Man. E il nome del reo complice!...
Quel sangue... quel vorrei.
Lunge, in un chiostro, incognita (a Bia.
Te viver lascerei.
Quel nome!... (con fuoco
Bia. (decisa) Mai, mai, barbaro,
Saperlo tu potrai.
Io sola... io sola vittima...
Man. Sì. Lo precedi ornai.
(a 3)
Man. A te il veleno... o perfida,
Ch’io esulti al tuo morir;
Mi vendichi terribile
L’estremo tuo sospir.
Invan sottrar chi adori
Tu speri a’ miei furori.
Egli cadrà mia vittima,
Io lo saprò scoprir.
(La speme di quest’anima,
Amore, non tradir.)
Ih a. A me il veleno... intrepida
Non temo del morir.
Me adesso credi misera...
Or cesso di soffrir.
Te lascio nel terrore,
IN el mio vendicatore.
Ei non sarà tua vittima...
Ei te saprà punir.
(Cela i trasporti... frenati,
Cor mio, non ti tradir.)
Ela. Conforto me alla misera
Lasciate in suo morir.
La vostra sorte intrepida
Pensate or a compir.
Terribile è il dolore
D’un disperato amore.
E in suo furor la vittima
(fiero
)a Man .
(a Bica
(esaltando * t
Non tarderà a colpir.
(Cela i trasporti... frenati,
Cor mio, non ti tradir)
Conforto me alla misera
Lasciate in suo morir.
( Eia. bee dall ampolla che le porse Eia. la getta., freme,
vacilla , e cade in braccio di Eia. sui gradini del
rnonumento . Man. parte con gmja feroce.
FIISE DELL* ATTO SECONDO.
ATTO TERZO
SCENA PRIMA.
STANZA NEL PALAZZO ABITATO DA ELA1SA.
Un’alcova in prospetto chiusa da coltrinaggio. Due
porte laterali. Una grande finistra, sedie tavolino.
Elaisa con capelli disciolti , seduta presso un tavoli¬
no sul quale un candelabro , con lumi accesi , due
borse e imo scrignetto. Il di lei Maggiordomo all al¬
tra parte del tavolino .
Ela. « All! Yoi cpii già stavate! scorgendo il Mag.
55 Ed eseguiste ? Tutto ! E pronto il legno
55 Che in salvo dee guidarli in altro regno!
55 Quell’ oro... que’diamanti... consegnate
55 Tutto a Yiscardo. Io ve l’affido. Andate.
(Il Mag. prende le borse e lo scrignetto ed esce.
Ella s’alza , prende il candelabro e s’avvia al¬
l’alcova , ove si vede Bia. stesa sul letto . L’ef¬
fìgie sul di lei seno.
Là posa bella ancora (comtemp landò la
Di morte nel pallore!
Troppo, ahi! bella pel misero mio core!
(v allontana dal letto , esce, e chiude il coltrinaggio
Manfredo nella tomba già la crede.
Cesse all’oro del guardian la fede
Qui venne, Ira le tenebre, asportata:
Qui, fra poco, alla vita ridonata,
S’incontrerà in chi adora... (con angoscia
^ 53
Ed io... allor, io! sarò più viva allora. ( siede
Sì, morir. Il mio fato affannosa: si concentra
Sembra già pronunziato. ( s’alza agitatissima
E s’affretti. Ma parmi... (va alV alcova , esamina
Bici, ed osservando con emozione l effi¬
gie , la leva dal di lei seno)
Ella!.. .sta ancora immota.
E quest’effigie ! Oli madre mia! Devota
Tu 1 invocasti un dì mia protettrice!
Quella io non son che far dovea felice.
Ma negli estremi istanti
Tu mi conforta almeno,
Raggio di calma in seno
Mi versa, augusta Fe.
Sia l’ultimo sorriso
Di tua pietà per me.
M’attendi in Paradiso,
O madre mia, con te. (s' abbandona
sulla sedia
SCENA II.
S apre la porta a sinistra: entra Viscardo in aria
smarrita , minacciosa , e chiude.
(scuotendosi
Vis. Eccola!
Ela. E chi? Ah! Viscardo!...
Vis. lo, sì.
Ela. Cielo! Qual fremito! Qual guardo! (fisandolo
Vis. K perchè n’atterrite!
Sì pallida perchè?... No, non mentite.
I saura tutto udia (tremante
Da quel loco ferale.
Voi avete il veleno... ed io... un pugnale
(cavandolo , e fu ro
Ela. Viscardo! Lo diceste!... E l’ainor mio!... (con
E il vostro!...
Vis. Io non amai
(c
passione
54
El 4.
Yis.
El 4.
Che Bianca.
Ela. Ah! tu, crudele, mi trafiggi
Ora con tal parola. E cara tanto
Eli7 era a te?...
Vis. Se m’era cara! Oh quanto
S’io l’ amava! Sciagurata!
L’odi, e mori disperata. -
L’adorava qual s’adora
D’un suo Nume augusta imago.
Era il ciel cui a spirava...
La mia speme... il mio tesor.
E quell’angelo mi amava
Quanto amar, bramar può un cor.
D'Elaisa il cor giammai
Dunque, ingrato, conoscesti!
E che mai... che dir potresti!...
A mia morte lo saprai.
Forse allor ne piangerai.
Al sorriso di Vi scardo
Per me il Cielo ognor s’apriva.
Eri il Sol de’ giorni miei...
Nume... altare... cuor per me.
Rinunziato al Cielo avrei,
Là chiamata, senza te.
Yis. Più non odo...
Ela. Dunque... E vuoi?
Yis. A morir vi disponete.
Pochi istanti lascio a voi...
Là. .. prostratevi. . . piangete. . .
E, sperarla se potete,
Domandate a Dio pietà.
Ela E da te?... dimmi...
Yis. Da me!...
Bianca l’ebbe allor da te!
Del suo tiranno a’ pie cadea...
Bianca, in affanno, pietà chiedea.
Veduta a piangere crudel tu l’hai..
(con pena
(marcata
55 ^
E il cor tuo barbaro ne giubilò.
Ma tanto sangue tu verserai
Per quante lagrime ella versò.
Ela. Per te d’amore solo vivea,
Senza il tuo cuore morir volea,
Ma di tua mano!... non lo sperai...
Nelle tue braccia forse cadrò.
Estremo accento... tuo nome udrai...
Mio sospir ultimo ti volgerò.
Yis. La sua spoglia!... Che ne feste?... (quasi
fuori di sè
E dov’è?... Chi a me l’invola?...
Non sapete eh’ è la sola...
, Sì... la sola pel mio core!...
Ela. E la sola!... Dio! la sola!...
Vis. Che anche morta, adorerà.
Ela. Vedi... io moro.... il mio dolore!...
Ah! tu sei senza pietà. (disperata
Sì... lo sappi... ne fremi... delira...
Io l’odiai.... t’involai la diletta
Esultai nel compir la vendetta...
Questa mano il veleno le diè.
Or la vendica... sfoga quell’ira...
Chiede Bianca il mio sangue da te.
Vis. Mia ragione s’offusca... delira...
Dove sei!. ..Ti perdei... mia diletta...
Triste vittima d’empia vendetta...
E ancor vive chi morte le diè!
Freno in sen non ha più la giust ira:
Abbi morte, spietata, da me.
Mia Bianca!...
Ela. (disperatissima) Io te F uccisi.
Vis. (alzando il pugnale) Sciagurata!...
Ebben...mori (la colpisce
Ela. Ah!... Qui... al core. (cade ferita
Così bramai... (gli prende la mano , con tenerezza
in questo s'ode la voce di Bia. daW alcova.
Bia. Yiscardo! ove son io?...
Yis. ali! qual voce! (rivolge
Bia. (aprendo il coltrinaggio) Yiscardo!...
Yls. (accorrendo) Ella! gran Dio!
Bianca! è vero?... Tu vivi?...
Come? Da chi salvata?
Ela.. Da me... per te.
Bia. Sì. (con raccapriccio
Yis. (con fremito ) Ed io !.. . Elaìsa !... Aita. . .
, (s’inginocchia e sorrege Eia .
Ela. E vana, già finisce la mia vita, (con voce che
Per me già s’apre il Cielo... va mancando
E lascio a voi l’amor.
Non piangere... sorridimi... (a Vis .
Tua man... qui... sul cor mio.
Yi benedico... addio...
F elice io moro ancor.
Yis. Ed io t’uccisi! oh Cielo!
Bia. Straziar mi sento il cor.
Yis. Bia. Per me tu mori! oh Dio!
Vittima dell’ amor! (Eia. cade in braccio
a Vis . e spira
FINE
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